Cefalea Cervicogenica: Cause, Sintomi e Trattamento
Quando il dolore alla testa parte dal collo
La cefalea cervicogenica è un tipo di mal di testa secondario, cioè causato da un disordine del rachide cervicale.
Può derivare da problematiche a livello di:
- Vertebre cervicali
- Dischi intervertebrali
- Tessuti molli circostanti
Secondo l’International Classification of Headache Disorders, la sua prevalenza varia dallo 0,4% al 20% tra chi soffre di cefalea in generale, arrivando fino al 53% nei pazienti con cefalea post-colpo di frusta.
Come riconoscere la cefalea cervicogenica?
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- Dolore unilaterale alla testa, senza spostamento da un lato all’altro
- Dolore cervicale associato (anche se non sempre presente)
- Rigidità del collo e limitazione del movimento
- Peggioramento del dolore con movimenti o posture specifiche del collo
La causa principale del dolore è un’attivazione anomala delle afferenze nocicettive provenienti dal tratto cervicale superiore (C0-C3), che proiettano il dolore verso la regione occipitale e la testa.
Diagnosi: l’importanza della valutazione fisioterapica
Essendo una cefalea secondaria, è fondamentale una valutazione fisioterapica approfondita per individuare il segmento cervicale più disfunzionale.
I test più utilizzati includono:
- Movimenti intervertebrali passivi per valutare la mobilità cervicale
- Palpazione del tratto cervicale superiore per identificare eventuali restrizioni e dolore evocato
- Cervical Flexion-Rotation Test (CFRT): test diagnostico fondamentale per valutare la disfunzione C1-C2 e la sua correlazione con la cefalea
Trattamento: il ruolo della terapia manuale e dell’esercizio terapeutico
Le tecniche di mobilizzazione e manipolazione vertebrale si sono dimostrate efficaci nella gestione della cefalea cervicogenica, con effetti positivi su:
- Riduzione dell’intensità e frequenza del dolore
- Diminuzione della durata degli episodi
- Minore utilizzo di farmaci antidolorifici
- Miglioramento della mobilità cervicale e della qualità di vita
Secondo le ricerche più recenti, la terapia manuale modula il dolore attraverso una risposta neurofisiologica che coinvolge sia il midollo spinale che i circuiti inibitori discendenti dell’encefalo.
Per ottenere i migliori risultati, la manipolazione e la mobilizzazione articolare vanno combinati con esercizi terapeutici mirati, che il paziente può eseguire anche in autonomia per consolidare i benefici del trattamento.









